Oggi, presso i locali di Pordenone della Copp. Soc. ITACA, che all’epoca è stata capofila del partenariato che ha sviluppato il gioco Free to Choose, ho tenuto una formazione per educatori sull’utilizzo del gioco in contesti legati alle questioni di genere all’interno del progetto europeo “CHANGE. Pathways to prevent and combat gender-based violence”, co-finanziato dalla Commissione Europea e guidato da Itaca.

La formazione, in realtà, è la prima a creare una generazione di operatori con i crismi con cui era stata prevista dal progetto Free to Choose. All’epoca del progetto (ormai concluso da 5 anni), le uniche formazioni erano state effettuate durante lo sviluppo del gioco, con ancora dati da raccogliere e test di realtà da effettuare.

Oggi, dopo alcuni anni di pratica, sappiamo molto di più su come il gioco possa essere utilizzato. Non sappiamo molto di più sul suo impatto, perchè scegliere cosa misurare in primis, e misurarlo in secundis, non è affatto stato semplice: differenze contestuali, di progetto, di approccio al debriefing ed individuali (propri del conduttore o della conduttrice) ci hanno sostanzialmente vanificato ogni tipo di analisi. Oggi ho presentato un nuovo paradigma di raccolta dati, che verrà proposto anche dall’Università di Modena e Reggio Emilia, nella speranza di poter lavorare -ognuno con il suo approccio- raccogliendo dati confrontabili.

Ad ogni modo, complimenti a chi ha partecipato alla formazione: grandi discussioni, grande entusiasmo, grande apertura.

PS: abbiamo finalmente beccato una delle combinazioni più interessanti con “La Cosa” 😉
