PLAY Festival del gioco 2023 – breve report dal punto di vista di un professionista (ITA)

Tra venerdì 19 e domenica 21 maggio 2023 si è svolta la fiera “PLAY Festival del gioco” a Modena. Ho già anticipato i miei impegni in fiera qui e qui, e ho parlato di uno specifico intervento qui. Ecco un breve resoconto – o report, per riesumare terminologia degli anni passati a giocare a Magic.

Venerdì 19

Il calendario degli eventi a cui ho voluto partecipare è stato davvero ricco. Per cominciare, la presentazione dell’Accordo di Rete proposto da Mauro Faina, convogliato nella scrittura di un libro, BoardGames e Didattica a coronare i primi tre anni di sperimentazione con il mio coordinamento scientifico – di cui parlo qui. Sempre che di coordinamento scientifico si possa parlare, dato che siamo in una fase di utilizzo del gioco in contesto scolastico ancora estremamente sperimentale ed in mano al singolo docente, che ha il polso della situazione sull’impatto ma ancora nessuno strumento di valutazione. Come descrivo nel capitolo di Marco Mengoli e mio, i dati sono tutt’altro che semplici da interpretare, e non sembra esserci correlazione tra game-based learning e voto. Piuttosto, sembrano altre le metriche che valgono la pena considerate per analizzare l’impatto della didattica ludica. Solo che ancora non sappiamo quali.

A seguire, un workdhop tematico, tenuto da me e Rosalba Spotorno in uno spazio di FEDERLUDO e de Il Salotto di Giano, per cercare di risolvere almeno parzialmente questi problemi. Abbiamo provato a fare una sessione di brainstorming collettivo per capire se si possa ovviare ad alcuni problemi della didattica ludica, del game-based learning, della scuola e del suo difficile rapporto con il gioco e la sua mancanza di evidenza sperimentale. Ne sono emersi parecchi spunti interessanti, poi coadiuvati anche da una bella chiacchiera con Filippo Maria Vincenzi che paradossalmente non era presente al workshop ma è stato presente nei mesi che lo hanno anticipato.

A seguire, una brevissima visita alla Tavola Esagonale, convegno che è nato anni fa con l’intento di mettere insieme l’accademia e i “practitioners” sul tema del gioco. Intento che negli anni, purtroppo, ha realizzato solo parzialmente – risultando spesso in sessioni di speaker che presentano esperienze ma non dati, posizioni non fondate scientificamente, e via dicendo. Benché io abbia partecipato attivamente all’organizzazione fino al punto di averne avuto in mano le redini per un’edizione, questo è esattamente il motivo che mi ha allontanato dalla Tavola Esagonale: certamente è anche sintomatico di un contesto, quello italiano, in cui l’accademia non tratta seriamente il gioco, ma la direzione dovrebbe, a mio giudizio, essere in grado di mettere insieme le bellissime, seppur esigue, esperienze sul gioco che sono state fatte. Negli ultimi anni ho partecipato un paio di volte come speaker, sempre con enorme piacere: in fondo, devo all’esistenza della Tavola Esagonale il mio percorso.
Digressione a parte, dell’edizione di quest’anno ho potuto seguire solamente l’immenso contributo di Maresa Bertolo, che come sempre regala delle chicche di una profondità ineguagliata. Dovesse essere caricato in rete il video dell’intervento, lo consiglio caldamente.

A chiudere la giornata, ho partecipato ad un interessantissima tavola rotonda sull’inclusività dei giochi da tavolo, con Alessandro Rizzi, Andrea Tinterri, Luca Errani e una rappresentante di Erickson di cui non riesco purtroppo a recuperare il nome come relatori. A chiusura dell’intervento ho avuto modo di chiacchierare brevemente con Andrea, che mi ha preceduto in Future Education Modena nel gestire l’area di Game Science, e nei giorni successivi di imbastire con Luca un progetto molto interessante che avrà FEDERLUDO come cassa di risonanza, grazie a Giovanni Bacaro, il presidente, che mostra sempre un’enorme sensibilità e disponibilità.

Sabato 20

La giornata di sabato si è aperta con un bellissimo intervento molto tecnico di Roberto Grassi, autore di Levity, che ha passato in rassegna i metodi di risoluzione delle azioni ni giochi di ruolo. Decisamente l’intervento più tecnico a cui ho assistito e che, in quanto tale, ho apprezzato maggiormente di questi tre giorni di fiera.

Più tardi, ho presenziato alla presentazione dell’appendice del Dizionario dei Giochi, con chair Emiliano Sciarra e relatore l’autore Andrea Angiolino. Come in ogni occasione, Andrea è una persona che si ascolterebbe per ore – al punto che gli ho chiesto se nessuno l’abbia mai affittato per sentirlo parlare.
Scherzi a parte, sono tornato a casa con una copia dell’appendice – ma non poteva essere altrimenti possedendo già l’opera originale che è un capolavoro. Complimenti ad Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti che hanno senz’altro fatto la storia con questa grande opera.

A seguire immediatamente dopo la ri-presentazione dell’Archivio Italiano dei Giochi. Questo evento è stata una sorpresa per me: nato qualche anno fa a Udine da un’idea di Dario de Toffoli accolta dall’amministrazione comunale di Furio Honsell, con il termine di quell’amministrazione è stato archiviato (scusate il gioco di parole) per poi essere evidentemente riesumato. Del destino dell’Archivio non sappiamo ancora niente, ma le intenzioni sono quelle di sempre, che potete leggere sul suo sito.

Domenica 21

Il terzo giorno la stanchezza ha fatto il suo effetto. Ho saltato gli eventi previsti durante la mattina – anche perchè mettere eventi alle 9 di mattina quando la fiera apre alle 9 e tradizionalmente c’è una coda bella lunga non mi avrebbe permesso di arrivare in tempo a meno di essere tra i primi della fila. Di conseguenza ho virato il programma sulle attività del GAME Science Research Center, incontrando le stagiste che ci hanno spiegato il poster del progetto SurPulse, che la Commissione per la Ricerca in Psicologia del Gioco ha portato a PLAY grazie a Francesco Bocci.

Le altre attività portate dalla Commissione sono state due: grazie ad Andrea Piazzoli il tradizionale test del Quoziente Strategico, di cui potete leggere qui e che potete recuperare online qualora non foste stati in fiera, e grazie a Martina Migliore il progetto ACTing Flexible, in cui possono essere giocate delle metafore terapeutiche che normalmente vengono solamente raccontate.

PLAY naturalmente non è una fiera per soli professionisti, ma soprattutto una fiera per appassionati di gioco. La quasi totalità delle persone presenti si reca in fiera per giocare, provare giochi nuovi e acquistarli. Io ho goduto pochissimo di questi aspetti della fiera, benché avessi deciso di dedicare il pomeriggio della domenica a Dungeons&Dragons, passando dal mercante Fai Chen e poi recandomi all’Epic. Data la quantità di persone con cui dovevo ancora parlare ed eventi a cui partecipare, ho optato per saltare tutto, ad eccezione di una veloce visita a Fai Chen per dare un occhio alla mercanzia e possibilmente scambiare qualche oggetto magico, ma niente affari questa volta (stavo per scambiare un Helm of Telepathy per un Medallion of Detect Thoughts, voi l’avreste fatto?).

Ho seguito gli ultimi due incontri a calendario solamente parzialmente, data la stanchezza, quindi non avendo del tutto cognizione di causa, non ne parlerò.

Sumup

Lascio i commenti sul punto di vista dell’appassionato di giochi a chi parla di gioco giocato, ma senz’altro è la fiera italiana di riferimento. Oltre a qualche disservizio, la fiera è godibile sia per gli esperti, sia per chi è neofita, sia per chi è estraneo al gioco e può sentirsi un pesce fuor d’acqua (testimonianze raccolte, eh). Non posso dire niente delle opportunità che si creano per chi ha interesse nell’editoria dei giochi (ma immagino siano enormi), mentre posso dire con cognizione di causa che dal punto di vista del professionista PLAY si conferma un evento ricchissimo per il networking e la progettualità. Ho segnato tutti i contatti avuti, e nella sola giornata di venerdì ammontavano addirittura a 41 (con solo un paio di amici “puri”, cioè senza risvolti lavorativi). Il palinsesto di talk, workshop e tavole rotonde, pur non essendo sempre di alto livello e raramente di livello scientifico, offre a chiunque la possibilità di approfondire temi ed esperienze che non hanno la visibilità dell’ultimo grande gioco pubblicato che capeggia al centro di uno dei due padiglioni principali.

Tutti gli stand legati alla ricerca, ben cinque tra università ed enti scientifici, sono stati accorpati nel padiglione F, cosa che ha portato ad avere un punto d’incontro tra professionisti, ricercatori e scienziati ma ha anche diminuito il numero di persone che passando di lì avrebbero potuto interessarsi al lato accademico. Inoltre, il padiglione F era anche quello delle associazioni ludiche, che hanno probabilmente subito più di noi (mi accorpo al lato scientifico, ovviamente), e quello dell’area family/edu, che invece gode di una sezione un po’ più separata e appartata.

L’unico gioco che ho giocato è stato per un playtest di un ente di ricerca. Tutti i giochi presenti in questa sezione scientifica legata alla formazione erano prototipi. Comq sempre, quindi, PLAY è l’occasione giusta per finalizzare prototipi, testare progetti di game-based learning e portarli al pubblico interessato, tantissimi tra docenti, professori, educatori (mi dicono essere state presenti 96 classi, con rispettivi docenti), così come abbiamo fatto durante la creazione di Free to Choose, che continua ad essere un progetto flagship generato proprio in seno a questa manifestazione. Ho incontrato docenti che hanno seguito le mie formazioni gli anni scorsi, ho ritrovato professori con cui ho recuperato o avanzato ricerche, ho messo in contatto le persone giuste per far nascere e fiorire progetti. Mi rivolgo quindi a chi opera nel settore del gioco da un punto di vista formativo, educativo, scientifico, di ricerca: se aveste dubbi sulla partecipazione, spero di averli fugati.

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